IL PROGETTO NAVIGLI E L'USO INTELLIGENTE DELL'ACQUA di Roberto Biscardini per Il Giorno del 24 marzo 2023
Recentemente Milano è diventata oggetto di interesse nazionale ed è salita agli onori della cronaca per essere la città più cara d'Italia ed una tra le più care d'Europa. Aumentano costantemente i prezzi. Il costo degli affitti e della casa in generale è ormai proibitivo per molti.
Si calcola che una persona con uno stipendio medio/medio basso o una famiglia che vive con lo stipendio di un solo componente debba destinare almeno la metà del suo reddito per pagarsi l'affitto. Ciò vuol dire che deve lavorare almeno quindici giorni al mese solo per pagare l'affitto di un alloggio di piccole dimensioni. Lo stesso vale per gli studenti costretti a pagare per l'affitto di una stanza un costo pari alla metà dello stipendio di un operario con un contratto a tempo indeterminato.
D’altra
parte, una città che non ha un programma consistente di costruzione di nuove
abitazioni di edilizia sovvenzionata o a canone calmierato, tale da condizionare
il mercato degli affitti, vive di fatto in una bolla immobiliare determinata
dalle sole politiche speculative del capitale finanziario più aggressivo.
Un
ritardo che è andato accumulandosi negli anni, producendo un enorme fabbisogno
pregresso di abitazioni a basso costo e una crisi sociale già in atto.
Lontana
dall'idea fondamentale che la casa sia un "diritto per tutti", Milano
conosce quasi esclusivamente processi di progressiva privatizzazione. I
cittadini meno abbienti sono costretti a uscire dalla città, lasciando Milano
ai soli redditi alti. E i "prodotti dell'architettura", ormai quasi
tutti espressione di pura ricchezza e potenza, sono distanti dall’idea che la città sia di tutti
i cittadini, alla dimensione d'uso del cittadino comune.
E'
in questo spirito che il progetto di riaprire i Navigli rappresenterebbe un
vero cambio di paradigma. L'alternativa alla cosiddetta "città
moderna", al cosiddetto "modello Milano" e ad una città green
solo a parole.
E’
in questo spirito che il progetto di riaprire i Navigli, là dove sono stati
ingiustamente chiusi, rappresenterebbe un'alternativa all'attuale idea di
città, contrapponendosi alla logica della sola crescita edilizia, abnorme dal
punto di vista quantitativo e contradditoria dal punto di vista qualitativo.
Una crescita che abbiamo visto svilupparsi fuori dal contesto storico della
città. Che non dialoga con il tessuto urbano preesistente e che importa nel
paesaggio milanese forme tipiche di quell’ideologia della globalizzazione,
forte economicamente e povera dal punto di vista culturale.
Il
progetto di riaprire i Navigli nasce quindi dall’idea di una città diversa,
ecologica e ambientale. In nome di una “diversa modernità”, che guarda al
futuro di una Milano che sa perfezionarsi recuperando il senso della propria
memoria e della propria storia. Che si riqualifica a partire dalla presenza
dell'acqua. Così come sta già avvenendo in numerose città del mondo. Dove sul
tema dell’acqua si investe, perché l'acqua è insieme fonte di bellezza e
risponde al bisogno di un uso intelligente delle risorse. L'acqua, quindi, non
solo per il suo valore simbolico, ma anche per quello concreto. Alla riscoperta
dei nostri canali, dei nostri fiumi, come del reticolo idrico minore. Nuovi
canali navigabili, insieme a un nuovo progetto energetico integrato, affinché
con l'acqua si possa attivare un piano per produrre energia idroelettrica e
installare in molte parti della città pompe di calore per il riscaldamento e il
raffreddamento degli edifici. Ma di più, occorre che l'acqua potabile non sia
inutilmente sprecata per lavare strade e innaffiare i giardini, per i quali si
potrebbe già oggi utilizzare le acque di prima falda. Così come si può
programmare da subito la realizzazione di una “rete duale” per separare le
acque reflue da quelle piovane che potrebbero essere utilizzate per "usi
poco nobili" senza bisogno di mandarle in fognatura per essere depurate
insieme alle acque nere. E quando avremo riaperto i navigli molta acqua piovana
potrà essere convogliata lì, anche al servizio dell’agricoltura.
Proposte che finalmente si fanno strada, dopo anni di troppi ritardi.