MILANO, PROGETTO DEI NAVIGLI OCCASIONE PER LA REGIONE
L’Eco di Bergamo del 9 novembre 2023
«Per Milano potrebbe essere il più grande progetto ecologico dal dopoguerra ad oggi». Non usa mezzi termini il presidente dell’associazione «Riaprire i Navigli» Roberto Biscardini per spiegare il piano di riqualificazione dei Navigli milanesi, chiusi tra la fine degli anni Venti e la fine degli anni Sessanta, e la valorizzazione dell’intera rete dei circa 150 km dei Navigli lombardi. Scopo dell’associazione nata nel 2012 è promuovere l’idea sviluppata qualche anno prima, (2008) dopo una ricerca del Politecnico di Milano. «Attraverso la ricostruzione della fossa interna – sottolinea il presidente – si tratterebbe di riattivare tutto il sistema non più per il trasporto merci, ma per i nuovi bisogni di turismo e tempo libero, cultura e paesaggio, facendo rientrare a pieno titolo Milano tra le “città d’acqua” europee.
Stiamo parlando, per quanto riguarda la città, di 8 chilometri da Cassina de’ Pomm alla Darsena». «L’obiettivo – precisa ancora Biscardini – è di fare della riapertura dei Navigli una grande occasione per promuovere trasformazioni urbane e una nuova qualità della vita: un ambiente migliore, un nuovo paesaggio, un modello di vita e comportamenti più virtuosi. Sapendo che quest’opera sarà un fattore di moltiplicazione di investimenti pubblici e privati. E che dovrà essere realizzata con la dovuta chiarezza strategica e con coraggio, anche dal punto di vista architettonico: come associazione abbiamo indetto un concorso internazionale i cui risultati sono consultabili sul nostro sito internet».
Il valore dell’intervento assumerà la massima importanza con una visione complessiva della riqualificazione dell’intera rete lombarda dei Navigli: dal Naviglio Grande a quello di Bereguardo, dalla Martesana alla Darsena, passando per il Naviglio Pavese e quello di Paderno. «Quest’ultimo – prosegue il presidente – ha avuto storicamente forti ripercussioni per il territorio bergamasco, in modo particolare a Calusco D’Adda, Suisio e Medolago. La riapertura dei Navigli consentirà di ripristinare il collegamento via acqua dall’Adda al Ticino e quindi verso il Po e il mare, e sarà fonte di attività economicamente produttive nel settore turistico, energetico e in altre attività».
Per quanto riguarda il progetto nel tratto milanese, il costo complessivo degli interventi ammonta, secondo i dati dell’associazione, a circa 360 milioni di euro. Le opere – nel 2011 circa 450mila cittadini milanese si sono espressi favorevolmente alla riapertura dei Navigli con un referendum – sono state inizialmente valutate positivamente dall’amministrazione comunale di Milano e da Regione Lombardia.
Ora il progetto vive però un momento di stallo “amministrativo”, anche se le drammatiche inondazioni del Seveso di questi ultimi giorni impongono una nuova e urgente riflessione: «È da quindici anni – conclude il presidente – che sosteniamo come tra le utilità collaterali alla riapertura dei Navigli c’è non solo la regolazione del sistema idrico milanese, ma anche la possibilità di accogliere nei navigli a cielo aperto le acque che dovessero ancora esondare dal Seveso e quelle che periodicamente allagano la città in occasione di violenti temporali»