Il seminario sulla prospettiva della riapertura dei Navigli
che si è tenuto il 12 ottobre alla Ex Fornace di Alzaia Naviglio Pavese 16,
organizzato dalla Fondazioni Quercioli, ha segnato una svolta nel dibattito che
sinora si è svolto in città.
Finalmente si parla di qualità urbana, di qualità del
progetto, con una visione generale e strategica ben oltre la logica riduttiva della
realizzazione di interventi parziali con il solo obiettivo di abbellire la
città.
Il progetto della riapertura dei Navigli è finalizzato al
ripristino dell’intera rete dei Navigli lombardi e alla loro navigabilità, perché
non è un’opera di arredo urbano come ha detto recentemente in modo appropriato
l’architetto Vittorio Gregotti.
Biscardini in particolare, durante l’incontro, ha detto: “Finalmente
ritorniamo alle origini della nostra proposta che colloca questo progetto nell’intersezione
tra questioni micro e macro urbanistiche. Sala ha il merito di aver portato la
questione dei Navigli in Consiglio Comunale ma bisogna rendersi conto che non
si può considerare il piano di fattibilità del Politecnico né come un progetto
di architettura né come un progetto di urbanistica. Ecco perché è fuorviante la
logica della riapertura “parziale”. Noi insistiamo su un punto: occorre definire
un progetto generale di tutti gli otto chilometri e da qui decidere quali
saranno i primi lotti e poi, su questo schema di lavoro, occorre aprire un
grande dibattito nella città, sull’architettura, sull’architettura dell’opera
Navigli e sugli effetti urbanistici che avrà nel suo intorno”.
Un dibattito molto interessante nel quale la nostra
Associazione ha ribadito che il progetto và visto come un investimento, che si autofinanzia
da sé, e non come un costo da comparare ad altre priorità per la città di
Milano.
Alla fine Biscardini ha aggiunto: “Se vogliamo fare le cose
semplici, iniziamo a definire come primi lotti quelli più semplici. Si può
realizzare subito la Conca di Viarenna che sarebbe alimentata dalla Darsena. E si
può realizzare subito il tratto di via Melchiorre Gioia, che va realizzato
tutto, non solo un tratto, fino ai Bastioni di Porta Nuova, mettendo mano
subito alla sistemazione del Seveso nel tratto sotterraneo. Le vasche in Francesco
Sforza e al Parco delle Basiliche possono aspettare.”
Importanti e significativi gli interventi dell’architetto
Alì, consulente del PIM, di Fabio Arrigoni, presidente del Municipio 1, di
Santo Minniti, presidente del Municipio 6 e dell’architetto Massimo Sacchi che
ha coordinato l’incontro.