Milano sarà città mondiale quando riuscirà a portare alla luce i suoi Navigli e quando riuscirà a renderli totalmente navigabili, insieme a quelli di tutta la Lombardia,.
Dai laghi Maggiore e di Como fina a Pavia, al Ticino e al Po passando per Milano.
Così come sono navigabili tutti i canali delle grandi città europee, là dove sono stati salvati, perfezionati e persino realizzati di nuovi.
In tempi di pandemia, con
mille difficoltà, l’Associazione Riaprire i Navigli ha curato la pubblicazione
del libro “Le Conche. Per la
navigabilità dei Navigli lombardi”, nella convinzione che sul
tema della navigabilità dei Navigli occorresse fare il punto in modo concreto.
Infatti, senza il ripristino delle conche, i Navigli non saranno mai
navigabili.
È un libro sulle conche e sulla storia dei Navigli, ma anche un atlante di
tutte le 54 conche della rete regionale. Molte di queste da restaurare sui
Navigli esistenti, sul Naviglio Grande, su quello di Paderno, sul Martesana e
sul Naviglio Pavese. Alcune moderne, alcune antichissime. Altre da ricostruire
dentro Milano, lungo la “fossa interna”, proprio dov’erano prima della loro
distruzione quando i Navigli furono interrati. O da ricostruire nelle loro
prossimità.
Tutte insieme costituiscono la base di riferimento per la riapertura dei
Navigli.
Conoscerle consente di immergersi in uno straordinario passato e in un presente
troppo trascurato. Conoscerle significa prendere contatto con manufatti di
grande valore storico e culturale ed entrare in contatto con la civiltà
dell’acqua, dentro diversi paesaggi della Lombardia.
Significa riprendere contatto con quella capacità tecnica che ha rappresentato per secoli il know-how dell’ingegneria idraulica italiana, poi esportato e preso a modello nel resto d’Europa.
Nel momento in cui si è
riaperto a Milano il dibattito sulla riapertura dei Navigli e da anni si pone
il problema della riqualificazione dei Navigli esistenti, affinché sia loro
restituito il ruolo di canali navigabili, il volume affronta il tema delle
Conche e del paesaggio circostante in modo scientifico, molto documentato, ma
anche divulgativo.
Scritto insieme a Edo Bricchetti e arricchito da un’importante rilievo
fotografico di Stefano Topuntoli.
Come è stato rilevato, un libro particolare, repertorio di studio e insieme uno strumento per immaginare la città del futuro. La città ambientale che sa recuperare l’essenza della “Milano città d’acqua”, per fare dell’acqua un manifesto simbolico e concreto di un nuovo modello di città. Dove qualità ambientale, urbana, qualità della vita e nuove modalità d’uso del territorio, saranno occasione di nuove opportunità economiche, di lavoro e di nuova socialità.
Un’opportunità per promuovere Milano e la Lombardia e per restituire loro, dopo la pandemia, il loro tradizionale ruolo turistico.
Il turismo internazionale, insieme a quello di prossimità.