Dopo tanti anni di proposte,
battaglie, correzioni, incomprensioni, si può ritenere che l’impostazione
originaria proposta dall’Associazione Riaprire i Navigli sia stata recepita dal
Comune di Milano.
Essa si sintetizza nella riapertura dei Navigli a Milano da Cassina de’ Pomm
alla Darsena nel tempo più breve possibile e nella riqualificazione dei Navigli
esterni per garantire la navigabilità attraverso il ripristino delle Conche e
l’eliminazioni degli attraversamenti a raso.
Il Sindaco Sala ha finalmente abbandonato l’ipotesi delle cinque tratte/vasche
e ha avviato la progettazione definitiva dell’intera tratta dei Navigli e
quella esecutiva della Conca di Viarenna.
Questo potrebbe far supporre, come vorremmo noi, che si possa aprire la Conca
di Viarenna entro il 2021 (o almeno iniziare i lavori) e realizzare la
riapertura degli interi Navigli milanesi entro il 2026 in coincidenza con le
Olipiadi.
Ma per raggiungere un obiettivo di questa natura, e avendo nella testa che la
riapertura dei Navigli è l’opera strategica principale per la riqualificazione
urbana dell’intera città, bisogna agire almeno su due piani.
Il primo, ogni volta che si verifica la necessità di intervenire
architettonicamente nell’intorno del percorso del futuro Naviglio, bisogna
mettere in atto un coordinamento pubblico/privato per garantire la visione
pubblica dell’intervento complessivo.
E’ il caso degli interventi di Coima nell’incrocio tra Melchiorre Gioia, via
Pirelli e via Sassetti.
Logica vorrebbe che insieme alla realizzazione dei nuovi edifici sia risolto il
nodo del Naviglio che, attualmente interrato in via Melchiorre Gioia, deve
essere contestualmente riaperto.
Insieme al “Pirellino” si deve quindi riaprire il naviglio Martesana e si deve
aver chiara già la separazione delle sue acque da quelle del Seveso.
Qualunque soluzione architettonica e urbanistica verrà definita in
quell’intorno, essa dovrà contenere la soluzione ottimale per la riapertura
navigabile dei Navigli di via Melchiorre Gioia.
La seconda questione riguarda la chiarezza dell’impostazione generale del
progetto e cioè: riaprire i Navigli non è solo un intervento infrastrutturale
di ingegneria idraulica, ma è anche e soprattutto un esempio di grande
architettura e di paesaggio.
Quindi ad affiancare MM, incaricata dal Sindaco di definire il progetto di
ingegneria dei Navigli, è arrivato il momento di chiamare in causa la cultura architettonica
milanese e coinvolgerla direttamente attraverso bandi e concorsi di idee con
l’obiettivo di cogliere l’opportunità di riapertura dei Navigli come un momento
straordinario per la riqualificazione e trasformazione urbana di Milano.
Bandi studiati, proposti e coordinati possibilmente dal Comune di Milano in un
rapporto stretto con l’Ordine degli Architetti e con la più larga
partecipazione della cultura milanese.