Idee chiare e grandi contributi, anche da coloro che a titolo personale o
in rappresentanza delle diverse associazioni hanno ancora espresso
delle perplessità. E, come abbiamo previsto, le perplessità maggiori
riguardano la realizzazione delle “cinque tratte” e della connessione
idraulica “il Tubo sotterraneo”, rispetto all’ipotesi di realizzare
subito l’intera opera (gli otto chilometri che separano Cassina de’ Pomm
dalla Darsena), anche se per lotti coerenti di lavori. Roberto
Biscardini e Giorgio Goggi hanno illustrato la posizione
dell’Associazione e il contributo che Riaprire i Navigli intende dare
all’Amministrazione comunale per integrare e migliorare il progetto fin
qui elaborato da MM. Spiegando le ragioni del “Perché, Come e Quando”
Il Professore Giorgio Goggi ha illustrato con assoluta precisione
perché il Naviglio a Milano va riaperto tutto e reso navigabile. “Perché
non sarà un Naviglio falso, ma un Naviglio nuovo. Perché creerà nuovo
paesaggio e un nuovo paradigma di vita civile. Il Naviglio produrrà
risorse per la sostenibilità dell’opera e per la crescita economica
della città. Non si vuole ricostruire un paesaggio antiquario ormai
perso (tranne la tutela di quel poco che c’è ancora, come la Conca
dell’Incoronata). Si vuole costruire il moderno paesaggio per la Milano
del futuro. Milano, tornando ad essere una città d’acque, come è
sempre stata, potrà competere con le città che primeggiano nel mondo per
la qualità ambientale. La presenza del Naviglio indurrà altre
trasformazioni nelle attività private. E questo non solo è giusto ma
necessario, perché il futuro va progettato e non subito.” Goggi ha
poi aggiunto: “Il Naviglio produrrà risorse economiche e cespiti che
potranno essere utilizzati per la realizzazione dell’opera e per
migliorare la città. Ma per far questo bisogna introdurre modalità di
finanziamento nuove e innovative. Ma adesso cosa manca? - dice il professor Goggi:
- Oltre allo studio di fattibilità del Politecnico, occorre un vero
progetto di architettura del canale come opera d’arte e non mera opera
d’ingegneria. Un progetto complessivo degli interi 8 chilometri. -
Manca un progetto della mobilità e circolazione nella città con il
canale riaperto che garantisca a tutti l’adeguata accessibilità alla
città. Lo studio Politecnico ha dimostrato che è possibile riaprire il
Naviglio ed eliminare la circolazione sulla Cerchia, adesso serve ora un
progetto di circolazione esteso anche alle altre parti della città.
Sotto i navigli correrà la M4 che sostituirà la 94, ma va studiato il
nuovo tracciato delle futura 94/62 sul tratto nord. - Manca un
progetto di urbanistica e paesaggio della città con l’individuazione
delle aree pedonali, del verde e dei nuovi servizi. A dimostrazione che
la riapertura dei Navigli è una grande occasione per cambiare e
migliorare la nostra città”. Roberto Biscardini introducendo i
lavori ha sottolineato due punti fissi e irrinunciabili per
l’Associazione Riaprire i Navigli: - la riapertura dei Navigli a
Milano ha senso nel quadro generale della riqualificazione dell’intera
rete dei 140 chilometri dei Navigli lombardi; - riaprire i Navigli
ha senso quindi solo nel quadro generale del ripristino della
plurifunzionalità storica, che è sempre stata agricola e per la
navigazione. Sul punto Biscardini ha ribadito che la navigabilità è il
vero cuore del progetto e avrebbe poco senso il progetto complessivo se
si perdesse di vista questa priorità. Con gli otto chilometri in
Milano, in estensione del Martesana, si ricostruirà l’itinerario
navigabile da Colico a Venezia dal Lago di Como, ramo di Lecco, passando
per Milano, Pavia, Ticino e Po.