Milano ha una risorsa fondamentale, l’acqua. Utilizzata nel corso di più secoli in modo incomparabile, con un’eccezionale pluriuso dell’acqua che ha prodotto ricchezza e dato primati e forma alla città. Il tradizionale pluriuso dell’acqua, appreso a Milano da Leonardo da Vinci, oggi manca, eppure è più necessario di ieri. Se ieri la città ha saputo usare l’abbondante acqua presente nel sottosuolo, se ha saputo usare l’acqua delle risorgive e dei fontanili, per l’uso domestico, per colmare i fossati, irrigare i prati, produrre forza, trasportare derrate e merci, pulire panni e incentivare la pesca. Oggi questa funzionalità plurima manca e c’ è da domandarsi siamo capaci di realizzare il pluriuso delle acque che potremmo oggi prelevare dal sottosuolo? Di utilizzare in modo sistematico i numerosi pozzi inattivi presenti in città al fine di limitare il consumo di energia necessaria per evitare la risalita della falda, produrre caldo e freddo e irrigare parchi, incrementare la portata dei canali, aumentare il potenziale dei salti d’acqua, riprodurre energia idroelettrica e incentivare la produzione ittica, riattivando le peschiere? Grazie al pluriuso delle acqua la città ha saputo in passato rimediare al suo capitale difetto fisico, alla mancanza di un fiume nivale, trasformando il fossato circolare in un modello di industria, in un canale detto il Naviglio divenuto ben presto, con l’estensione dei canali pluriuso, il baricentro del sistema dei Navigli. Un sistema modificato e ampliato nell’Ottocento con l’avvento dell’elettricità, con la realizzazione dei grandi impianti di Paderno d’Adda (15.000 cavalli) e di Vizzola (23.000 cavalli) alimentati da canali navigabili e dotati, nel caso del Naviglio di Paderno e del Naviglio pavese, delle piccole centraline in corrispondenza dei loro salti Tuttavia se la conquista della forza è avvenuta per i grandi impianti idroelettrici, alle piccole centraline è mancata la continuità d’uso. Un potenziale che occorrerebbe recuperare provvedendo a recuperare e aggiornare il censimento dei salti d’acqua dei Navigli e dei piccoli salti d’acqua, più di diecimila, distribuiti lungo le numerosa rogge derivate dal sistema dei Navigli.